Cerca nel Forum

Showing results for tags 'ottava conferenza della classe occulta speciale'.



More search options

  • Search By Tags

    Tag separati da virgole.
  • Search By Author

Tipo di contenuto


Forums

  • Discorsi - Beisa Duno
    • 1912-1944
    • Traduzione in italiano dei titoli delle conferenze in ordine cronologica

Categorie

  • Files

Categories

  • Videos

Gruppo


AIM


MSN


Website URL


ICQ


Yahoo


Jabber


Skype


Location


Interests


Аnswer the question

Trovato 1 risultato

  1. 8. L'analisi delle parole Preghiera segreta Ora, ciascuno scriva sul proprio quaderno una frase che comprenda il verbo vai, che era la prima parola del compito a casa che vi era stato dato lo scorso mercoledì. La frase deve essere semplice, con una sola congiunzione, senza precisazioni e aggiunte. Ora, ognuno legga la frase che ha scritto. Alcune delle frasi sono: “Vai verso Dio!”, “Vai verso la Verità!”, “Vai per la via!”, “Vai sulle orme del Maestro!”. Chiedo: può l'uomo andare verso Dio o verso la Verità? La Verità è al di fuori dello spazio, mentre l'andare avviene nello spazio; quindi, può l'uomo andare verso Dio o verso la Verità nel tempo e nello spazio? In qualità di allievi della Scuola occulta dovete imparare a pensare in modo accurato, con rigorosa precisione, come il matematico, che lavora con le cifre e le formule con rigorosa precisione. Ogni parola utilizzata deve esprimere esattamente il significato che è racchiuso in essa. Ora scrivete ancora qualche frase con il verbo vai, ma il movimento deve essere orientato a un tempo e a uno spazio rigorosamente precisi. Cosa significa un certo verbo? Il verbo esprime azione e stato. Cosa implica il movimento? Ogni movimento implica tempo e spazio. A quale mondo si riferiscono il tempo e lo spazio? Al mondo materiale. In verità, solo i corpi fisici occupano un luogo e uno spazio. Ecco perché luogo e spazio sono qualità del mondo fisico, del mondo manifesto, cioè, del mondo delle forme. Chiedo: che cosa significa la parola amore? L'amore occupa uno spazio? L'amore non occupa uno spazio, non conosce né tempo né spazio, esso non ha né inizio né fine. Allora come potrete conoscere ciò che non ha inizio né fine? Come potrete conoscere ciò che non occupa tempo e spazio? Esso resta sconosciuto. Quando invece cominciate a sentire l'amore, da quel momento si determina in voi una condizione d'amore. C'è qualche relazione tra condizioni e spazio? Dite di un certo uomo che è una persona di sostanza. Dunque, quest'uomo è formato da qualcosa, dispone di qualcosa. Qual era la seconda delle parole scritte? La seconda parola era armonia, poi seguiva la parola sinfonia. Qual è la differenza tra le parole armonia e sinfonia? (Qualcuno risponde: «La sinfonia è un risultato dell'armonia»). Queste parole vengono intese diversamente nella scienza occulta: esse, infatti, hanno un significato completamente differente da quello che si intende comunemente. Quando esaminate una parola dovete prestare attenzione alla sua radice, alla sua origine. Allo stesso modo dovete soffermarvi anche sul significato delle parole da un punto di vista concettuale. Dunque, bisogna sapere qual è l'idea che quella parola esprime. In questo senso, la parola sinfonia non è definita. Noi diciamo: sinfonia, orchestra sinfonica. Delle due parole, sinfonia e armonia, qual è la più definita? Esiste armonia tra due suoni, ma non esiste sinfonia tra due suoni. Secondo voi, quale tra le parole lette è la più importante? Le parole costanza e perfezione indicano il risultato di qualcosa. La parola Signore è molto indefinita. La parola amo ha un senso. L'uomo può amare. Chi può amare? Può amare le altre persone? No, egli ama il Signore. Prima di pronunciare la parola Signore, l'amore dovrebbe già essere presente. Pronunciare la parola Signore senza amore equivale a leggere un libro in assenza di luce. Per pronunciare un nome o per andare in qualche luogo dovete necessariamente avere un certo stimolo nella vostra coscienza. L'uomo non può procedere sulla via spirituale, se a tale scopo non ha un certo stimolo nella sua coscienza. Questo stimolo può essere cosciente, come negli animali, e può essere autocosciente, come negli uomini; infine, esso può essere subcosciente o supercosciente, come negli esseri superiori. L'andare in una certa direzione viene provocato da uno stimolo interiore, unitamente allo scopo di fare qualcosa. Se pronunciate il nome di vostra madre senza amore, questa parola – madre – rimane senza contenuto e senza significato, e di conseguenza provoca una certa disarmonia nei pensieri e nei sentimenti. In questo senso, l'affetto e l'amore sono la chiave della vita, così come in musica c'è una chiave secondo cui vengono accordati gli strumenti. Quindi, la parola Signore ha senso solamente quando viene pronunciata con affetto, con amore. L'affetto e l'amore, invece, sono la chiave del pentagramma della vita. Di conseguenza, se stabilite questa chiave e poi pronunciate la parola Signore, essa avrà già un senso e un contenuto. Quando questa parola prende senso, insieme a essa prenderanno senso anche tutte le restanti parole: vado, armonia, sinfonia e così via. Quindi, d'ora in poi dovete sapere che in un discorso le parole vengono messe in ordine così come nei brani musicali vengono messe in ordine le note. Quelli di voi che sono poeti, ma non hanno studiato le parole come chiavi del discorso, devono studiarle per sapere dove e come collocarle. Che cosa stimola il poeta a scrivere poesie? L'amore del poeta verso la patria, verso sua madre e verso i suoi amici lo spingono a scrivere. Quindi, l'amore e l'affetto sono una via che conduce da qualche parte. Non è possibile per l'uomo mettersi sempre in cammino ma, una volta che si è incamminato, egli ha già una certa direzione, un certo scopo. In quale direzione va il seme della mela che avete interrato? Il seme della mela va in due direzioni: verso l'alto – verso il centro del sole – e verso il basso – verso il centro della terra. Secondo voi, in che direzione va l'uomo? (Qualcuno risponde: «Verso il sole!»). No, dapprima l'uomo mette radici in se stesso e poi pensa ad andare verso gli altri. Andare verso se stessi, nella vostra lingua, significa entrare in voi stessi. Dal verbo andare derivano altri due verbi: entrare e uscire. Per poter entrare e uscire da qualche posto dovete prima esserci andati. Nel momento in cui volete entrare in un posto, io presumo che ci siate prima andati, e nel momento in cui volete uscire da un posto, allo stesso modo, presumo che prima ci siate andati. Ecco perché, qualsiasi cosa facciate, pensiate o sentiate, tutto viene preceduto da un andare. Quindi, la parola andare significa stabilire una chiave. Le chiavi sono necessarie ovunque e per ogni cosa. Quando gli uomini dicono che bisogna andare verso Dio, in un certo senso non sono precisi, e cioè, devono sapere in quale direzione andare, devono conoscere la direzione del loro movimento. Se qualcuno deve andare a Ruse, a Varna,[1] o in qualche altra città, è sufficiente che pensi al nome della città per sapere in quale direzione muoversi. Ecco perché, quando dite che andate verso Dio, anche voi dovete conoscere la direzione del vostro movimento. Qual è la via che porta a Dio? (Qualcuno risponde: «Quella interiore, cioè, la via che è in noi stessi»). Lo avete sperimentato questo? (Qualcuno risponde: «Non l'abbiamo ancora sperimentato»). Allora, come potete parlare di un'esperienza, se non l'avete avuta? Tutti voi dovete imparare a pensare correttamente; ogni cosa di cui parlate deve essere da voi sperimentata e verificata. Non è bene che l'uomo pensi senza pensiero. Cosa significano le parole pensare senza pensiero? Il pensiero sottintende allo stesso tempo sia un sentimento sia un'azione. Senza queste due cose il pensiero non è corretto: sarebbe come se diceste che dovete amare senza che amiate. Questo non è amore, in un simile amore non c'è alcuno stimolo, alcun metodo. L'amore e l'affetto parlano all'uomo in un linguaggio simbolico: «Vai!». In altre parole: «Metti il seme nella terra! Metti un sentimento nel cuore! Metti un pensiero nella mente!». Quindi, noi consideriamo ogni sentimento come un singolo seme che deve essere piantato nel cuore dell'uomo e successivamente deve dare un frutto. Dai frutti si giudicherà la qualità di ogni seme. Le parole amore, amo, ama presentano due elementi importanti: il primo elemento è la crescita e il secondo è la maturazione del frutto, cioè il risultato. La lettera č all'interno di questa parola[2] indica che il seme deve essere piantato nella terra, deve nascere e crescere. Non è sufficiente, però, che il seme cresca soltanto: esso deve fiorire, dare un frutto e alla fine il frutto deve maturare. Questo significa che il seme ha vinto tutte le difficoltà: il vento, le tempeste, la brina, le gelate, la siccità e così via. La lettera a, nella parola običam, indica che il seme deve dare un risultato ragionevole. Proprio da questo risultato sapremo che cosa è l'amore. Ogni risultato dal quale possiamo trarre, senza alcuna contraddizione, un giudizio sulla realtà di qualcosa, mostra che siamo sulla via dell'amore. E così, la prima parola, vai, significa che andrete a cercare la Verità. Quando troverete la Verità, dovrete cominciare ad amarla. Nel momento in cui la amerete essa vi libererà dalla paura e dalla menzogna. Per ora voi non siete ancora capaci di dire la verità. Immaginate che un maestro dia a un suo allievo un compito semplice da risolvere. L'allievo non è in grado di risolvere il compito. Il Maestro gli chiede: «Perché non hai risolto il tuo compito?». Non avendo il coraggio di dire il vero motivo per il quale non ha potuto risolvere il compito, egli troverà una serie di altre ragioni con le quali scusarsi davanti al suo maestro. In questo modo egli ricorre alla menzogna. L'amor proprio di questo allievo non gli permette di dire la verità davanti ai suoi compagni, per non compromettersi davanti a loro e per non perdere il loro rispetto. Egli non perderà nulla davanti ai suoi compagni, ma perderà qualcosa davanti alla Verità. Ora, quando vi do gli esercizi io leggo nei vostri pensieri, vedo il vostro desiderio di mostrare che sapete. Questo è già mentire. Quando scrivete su un certo tema voi pensate di aver detto molto. In teoria l'uomo può parlare molto, ma al primo impatto con la vita la sua teoria crolla. Quindi, fra la teoria e la pratica c'è una grande differenza. Qualcuno sostiene, in teoria, che nel mondo il male non esiste, ma se gli sfiorano una tasca cambia subito il proprio parere e dice che il male esiste. Se in quest'uomo ci fosse unità fra la teoria e la pratica, anche se gli mettessero le mani in tasca egli non dovrebbe pensare al male, non dovrebbe ammetterlo. Se i soldi sono nella sua tasca o in quella di qualcun altro, ciò non dovrebbe turbarlo. Questo dimostra che si parla solo in teoria, mentre la pratica mostra qualcos'altro, evidenziando una discrepanza. Dite: «Perché mai devono prendermi i soldi? Non sanno che i soldi mi servono?». Che vuol dire questo? Li hanno presi perché servivano anche a loro. «Ma non è giusto!». Questo è giusto sia per te sia per loro. Tu o loro, è la stessa cosa. Se ragionate in modo filosofico è così, ma in pratica non lo è. Ecco dove sta il male. Se un uomo affamato vede che qualcun altro mangia e, dopo essersi saziato, lascia una parte del suo cibo, ha il diritto di prendere quel cibo e di soddisfare la sua fame. Ma se qualcuno è sazio e prende il cibo rimasto, commette un delitto, perché non aveva bisogno di quel cibo. Quindi, solo chi è nel bisogno ha il diritto di prendere il pane dalla borsa e di saziarsi. Chi non ha bisogno non ha il diritto di mettere la mano nella borsa altrui. Ora, vorrei che osserviate le regole che vi do: esse sono massime che devono essere applicate alla vita. Dite: «Chi ha il diritto di mangiare?». Chi ha digiunato per tre giorni e ha pregato Dio per il pane ha il diritto di sedersi a tavola per primo. Chi ha digiunato per due giorni sarà il secondo a occupare un posto a sedere. Chi ha digiunato un giorno solo sarà il terzo a occupare un posto, e così via. Dunque, a seconda dell'intensità della fame viene determinato anche il diritto dell'uomo di prendere un posto o un altro. In questo senso noi comprendiamo la fame come una profonda esperienza interiore e, di conseguenza, solo chi ha digiunato merita questa esperienza. Chiedo: perché gli uomini non dicono la verità? Qualcuno va in un negozio per comprarsi un po' di stoffa. Egli ha fiducia nel commerciante da cui è andato e compra della stoffa in buona fede. Il commerciante gli vende stoffa di pura lana; egli prende la stoffa, esce dal negozio, torna a casa e di cosa si accorge? La stoffa è di puro cotone. Quest'uomo incontra un suo amico e gli dice di aver comprato della stoffa di lana. L'amico guarda la stoffa e gli piace, e l'uomo gli propone di comprarsela. L'amico compra la stoffa, ma si accorge di essersi lasciato ingannare, dopo di che anche lui la rivende a qualche suo amico, e così via. In questo modo tutti si lasciano ingannare. Dico: verificate le cose prima di comprarle! Chi non si intende della qualità delle cose non vada a comprare da solo. In questo modo gli uomini impareranno a dire la verità. Deve diventare commerciante soltanto chi è esperto, chi se ne intende, altrimenti si giustificherà sempre dicendo che anche lui, come gli altri, si è lasciato ingannare. Deve diventare agricoltore solo chi è esperto, chi se ne intende di agricoltura, l'ignorante deve mettersi da parte. Solo l'allievo capace deve andare a scuola per imparare. La scuola è un posto per le persone capaci, per gli allievi di talento. È detto nelle Scritture: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!».[3] Viene dato gratuitamente solamente agli allievi di talento. Quando un allievo di talento va da un maestro di musica, questi lo prenderà come allievo e lo istruirà gratuitamente. Perché? Perché il cuore di quest'allievo batte d'amore per la musica. L'allievo mediocre, invece, non vede l'ora di terminare la scuola per essere libero. La mente dell'allievo di talento è concentrata su una cosa sola: egli pensa esclusivamente al proprio lavoro. La mente dell'allievo mediocre è divisa: egli pensa almeno a due cose nello stesso tempo. Quindi, l'uomo di talento, l'uomo di genio si riconosce dal fatto che in un certo momento egli pensa a una cosa sola: alla cosa più importante. Ecco perché, se voi andate davanti a Dio con i vostri talenti, con un forte desiderio di imparare, di svilupparvi, Egli vi accoglierà come suoi allievi e vi istruirà gratuitamente. Ora, dato che parliamo della verità, il mondo invisibile vi metterà alla prova per farvi vedere in che misura siete capaci di dirla. Ciò sarà per voi una grande sorpresa, ma avverrà solo perché volete sapere che cosa è la Verità. La verità non è facile a dirsi. Ancora più difficile, per l'uomo, è comprendere quando deve dire la verità. Porterò un esempio perché possiate capire che cosa significa per l'uomo sapere quando e come dire la verità. Un giovane aveva tre amici buoni e fidati, che giuravano fedeltà nella propria amicizia. Un giorno egli pensò di verificare la loro amicizia sottoponendoli a una prova. A questo scopo, prese un piccolo vitello scannato, lo mise in un sacco e andò a casa del primo amico, dicendogli: «Ieri sera a casa mia è venuto un uomo che doveva avere dei soldi da me. Io non avevo soldi, non potevo restituirglieli, e per questo l'ho ucciso e l'ho messo in questo sacco. Che mi dirai ora? Dammi un consiglio!». «Porta subito via questo sacco; portalo fuori perché non lo trovino qui, altrimenti anch'io mi troverei nei guai insieme a te!». Quindi egli andò dal secondo amico, disse la stessa cosa e gli chiese: «Che ne dici di questa faccenda?». «Fai come credi con l'uomo che hai ucciso, io non voglio intromettermi nelle tue cose». Alla fine andò dal terzo amico e gli raccontò la stessa storia. «Che cosa devo fare adesso?». «Ascolta, amico, io ti aiuterò. Ho nel mio giardino un nascondiglio segreto che nessuno conosce. Seppelliremo lì l'uomo che hai ucciso e il delitto rimarrà nascosto: nessuno verrà a sapere quello che hai fatto. Chiedo: quale dei tre amici ha mostrato l'amore più grande? Il terzo. Egli ha dimostrato di essere pronto a sacrificarsi per il suo amico, e da ciò si vede che il suo amore è autentico. Nel momento in cui ha preso parte all'occultamento del delitto del suo amico, egli era pronto a condividere con lui anche la punizione: il suo amico sarebbe stato il criminale principale, l'assassino, mentre lui, avendo occultato il delitto, sarebbe stato suo complice, e in questo modo avrebbe ricevuto parte della punizione dell'amico. Con questo esempio vorrei attirare la vostra attenzione proprio verso la verità non ordinaria, e non verso quella ordinaria. La prima libera, mentre la seconda limita. Allo stesso modo, anche il maestro potrebbe entrare in classe, dai suoi allievi, con un vitello scannato dentro un sacco, mettendoli alla prova per vedere fino a che punto siano capaci di dire la verità. A qualcuno di loro egli dirà: «Senti, io ho ucciso un uomo e l'ho messo in questo sacco. Tu mi dirai dove posso nasconderlo, ma non parlerai di questo a nessuno». A qualcun altro dei suoi allievi dirà che ha ucciso un uomo e gli chiederà di raccontarlo a tutti quelli che incontra per strada. In seguito entrambi gli allievi saranno convocati in giudizio, ciascuno per dire quello che sa del delitto del proprio maestro. L'uno dirà che non sa nulla, mentre l'altro dirà di sapere qual è il delitto che il suo maestro ha commesso. Alla fin fine i due allievi si troveranno in contraddizione. Ora, io prendo questi due esempi come simboli di ciò che accade nella vita. Il maestro dà a uno dei suoi allievi una bottiglia piena d'acqua e gli dice: «Tu devi tacere, non dirai a nessuno che in questa bottiglia c'è dell'acqua». Quindi egli dà una bottiglia piena d'acqua a un altro dei suoi allievi, dicendogli: «Tu devi dire a tutti che in questa bottiglia c'è dell'acqua». Quindi, chiedere a qualcuno di tacere fa sì che costui inizi a riempirsi; chiedere a qualcuno di parlare significa metterlo nelle condizioni di svuotarsi. Quando gli uomini non dicono la verità, si riempiono; quando dicono la verità, si svuotano. Questa è la legge. Questo è il significato profondo nascosto nelle parole: «Dite la verità» o «Non dite la verità!». Finché sei vuoto, finché la verità non è in te, taci, non dire niente, affinché la tua bottiglia si riempia. Se la verità entra in te e ti riempie, allora parla, dilla a tutti, per poter svuotare la tua bottiglia e cominciare a riempirla di nuovo. Ora, ci fermeremo qui. Ho parlato più a lungo della prima parola: vai. Ho accennato anche a qualche altra parola. Oggi ho parlato di sette parole. Delle restanti parole si potrebbe parlare per un anno intero: esse fornirebbero materiale per molte lezioni. E quindi, siate pronti, perché anche da voi potrebbe venire il vostro maestro con un sacco simile, obbligandovi a nascondere l'uomo ucciso. Pensate a come dovete agire, perché potreste finire in prigione come minimo per dieci anni. Non è facile per l'uomo dire la verità! Potete vivere tutto questo anche nel sonno, e vedere come si può occultare un delitto, e come si sta, in seguito, in prigione. Quando vi sveglierete, direte: «Meno male che era solo un sogno, e non la realtà!». È come se molte delle circostanze e degli eventi della vitа accadessero nel sonno. Chi si è svegliato dal sonno ed è consapevole si trova sulla retta via. Chi non si è ancora svegliato vive senza consapevolezza e prova paura e terrore. Egli si chiede: «Cosa ne sarà di me?». Auguro a tutti voi che possiate risvegliarvi dal sonno profondo in cui siete piombati, per poter comprendere che molte delle vostre esperienze sono fittizie e non reali. Preghiera segreta 8a lezione del Maestro, tenuta il 19 aprile 1922 a Sofia Il testo bulgaro originale utilizzato per questa traduzione si trova nel libro Двата пътя – Лекции от Учителя на Младежкия окултен клас – година I - 1922, том I (Le due vie - Lezioni del Maestro per la Classe occulta dei giovani – anno I - 1922, vol. I) Prima edizione a stampa, Sofia, 1934 (pagg. 80-91). Traduzione a cura di Valentina Gencheva e Michele Antonio Salvemini per contatti: info.traduzionifraterne@gmail.com [1] Ruse e Varna sono due città della Bulgaria. [2] Il verbo di cui il Maestro parla è običam (amare, voler bene). Nella parola bulgara la quarta lettera è una c morbida (che traslitteriamo con la lettera č), il cui suono corrisponde a quello della c iniziale della parola italiana cielo. Questo suono in cirillico si indica con la lettera ч. [3] La Sacra Bibbia (Mt 10,8).