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  • Discorsi - Beisa Duno
    • 1912-1944
    • Traduzione in italiano dei titoli delle conferenze in ordine cronologica

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  1. 13. Le contraddizioni della vita Preghiera segreta Ora parlerò delle contraddizioni della vita, cioè delle contraddizioni nella vita dell'allievo. Il segno V viene considerato come simbolo della contraddizione. In generale, tutti gli allievi si lasciano andare spesso alla paura e al sospetto, che di solito vanno di pari passo. Vi siete mai chiesti perché avete paura? Da dove proviene la paura? Ad esempio, vi do un certo tema o una lezione da scrivere, e subito dopo in voi compare la paura di non riuscire a eseguire questo compito. Da dove proviene questa paura? La paura è una qualità negativa della mente inferiore, del manas inferiore. Se l'uomo non possedesse nulla, potrebbe aver paura? Immaginate di avere solo una coscienza, ma di non avere una forma fisica a vostra disposizione; dunque, siete solo consapevoli di essere un uomo: pensate, riflettete, ma non avete proprio alcuna forma. In questo caso, può nascere la paura in voi? E così, la paura è una conseguenza della coscienza che l'uomo ha di poter perdere ciò che possiede oppure di non poter ottenere ciò che vuole. Quando nella coscienza umana appare il pensiero che egli perderà ciò che desidera, allora si genera la paura. Ad esempio, l'uomo ha paura di perdere la propria vita. Quando invece pensa che non otterrà ciò che desidera, allora nasce il dubbio. Ora, spiegandolo da un punto di vista psicologico, perché è proprio il dubbio a dover nascere nell'anima umana? Se appare la paura, la vostra volontà è debole: la paura evidenzia sempre una volontà debole. Questo fa parte della natura dell'uomo. Il dubbio, invece, evidenzia che il vostro intelletto è debole. Ad esempio, vi danno qualche compito e voi cominciate a dubitare di poterlo portare a termine. Perché? Perché sentite che il vostro intelletto non è in grado di portare a termine un certo lavoro. Se invece la vostra mente è luminosa e capace, non può nascere alcun dubbio. Il dubbio deve essere uno stimolo, non deve essere custodito come la pupilla dell'occhio, ma deve incoraggiare e rinfоrzare l'attività della mente. Come si può rinforzare la mente? Se la vostra mente è debole, dovete ricevere le vibrazioni blu della luce. Il colore verde, invece, in natura indica il materialismo. L'uomo diventa materialista quando si serve maggiormente del colore verde. In questo caso egli comincia a pensare alle case, ai terreni, ai soldi e allа ricchezzа. Ecco perché i materialisti amano proprio il colore verde: esso è il loro colore preferito. Nel colore verde è immersa tutta l'attuale evoluzione; esso è il colore prevalente. La paura è dovuta alla mancanza di forza. Quando la paura si manifesta fortemente in qualcuno, è bene che lui riceva il colore arancione, come mezzo per bilanciare le forze: con questo egli potrà curarsi. Se avete paura di sera, di giorno cercate di assimilare i raggi arancioni del sole, e allora la vostra paura si normalizzerà, trasformandosi in una paura ragionevole. Ad esempio, voi pensate di non essere paurosi, di avere fede, di ragionare, filosofare, ma se arriva un terremoto, qualsiasi pensiero scompare e vi ritrovate all'istante per strada. Dopo che vi accorgete di essere per strada cominciate subito a pensare a come avete fatto a uscire. Quindi, voi non avete presenza di spirito, e la volontà non controlla la vostra mente. Ad esempio, quando vi scottate, non pensate. C'è stato un tempo in cui la paura – cioè un senso di precauzione – ha avuto il suo ruolo, ma oggi la paura è anormale, si è trasformata in un sentimento morboso. L'attenzione, la precauzione e la ragionevolezza si contrappongono alla paura. Dovete sapere che vivete in un mondo di forze contraddittorie che sono in contrasto con l'evoluzione, con la via che seguite. Quando nell'uomo la paura prende il sopravvento, allora egli manifesta convulsioni, movimenti scomposti delle braccia e delle gambe. In tal caso potete regolare la paura attraverso i raggi arancioni. La paura accresce nell'uomo le qualità negative. Ad esempio, se a qualcuno è capitato qualche piccolo guaio o dispiacere, egli tende a ingrandirlo come minimo di dieci volte; se ha ricevuto qualche sofferenza, non la descrive in modo verosimile, ma la ingigantisce notevolmente. C'è una certa analogia fra il dubbio e la paura. Ad esempio, il dubbio ha la caratteristica di ingigantire gli errori umani. Da un piccolo pretesto l'uomo può trarre grandi conclusioni. Immaginiamo che abbiate letto un autore che esprima dubbi sulla vita futura, su Dio. Questo significa che la sua mente non è sviluppata. Può darsi anche che egli sia istruito, che abbia un intelletto forte, ma la sua mente è debole. Con mente noi intendiamo tutte le capacità, i sentimenti, l'intelletto e le forze che sono compresi in essa; con intelletto si intende la mente inferiore dell'uomo, il manas inferiore; con ragione, invece, si intende la mente superiore, il manas superiore. Dunque, esistono uomini con una ragione fortemente sviluppata e un intelletto debole, e altri con un intelletto forte e una ragione debole. Entrambi, tuttavia, commettono errori. Esistono filosofi che hanno ottimi sistemi, ma per la natura essi sono talmente ignoranti che anche i bambini piccoli ne sanno più di loro. Ad esempio, un inglese, noto predicatore e grande filosofo, in una sua orazione disse che le pecore bevono acqua solo quando sono malate. Cosa dimostra questo? Che nel suo pensiero filosofico questo predicatore si era allontanato dalla realtà che lo circondava. Questo predicatore aveva una ragione molto sviluppata, ma un intelletto debole. In realtà, quando sono malate, le pecore non bevono acqua, mentre quando sono sane bevono. Ora, molti degli uomini di oggi, come quel predicatore, dicono che il Signore non esiste, cioè che le pecore bevono l'acqua quando sono malate. Quell'uomo è debole nelle sue dimostrazioni, perché vuole dimostrare l'esistenza di Dio con delle prove false, come quella secondo cui le pecore bevono acqua soltanto quando sono malate. Dio è un'essenza che non si dimostra: Egli è al di là di ogni dimostrazione. Dio è un essere al di là del tempo e dello spazio, della coscienza, della vita, di qualsiasi intelligenza umana e così via. Dio è al di là del tempo e dello spazio, ma contemporaneamente contiene in sé il tempo e lo spazio. Egli è al di là della vita, ma contiene in sé la vita. Egli è al di là della coscienza, ma contiene in sé la coscienza. Egli è al di là dell'intelligenza, ma contiene in sé l'intelligenza. Come dovete intendere tutto questo? Dunque, Dio, l'Illimitato, non può essere dimostrato. Ecco perché ogni cosa che nel mondo fisico non può essere dimostrata dà origine al dubbio nelle menti umane. In realtà sono reali soltanto quelle cose che non possono essere dimostrate. Tutte le cose che si possono dimostrare sono ombre della realtà. Quando dico che alcune cose non si possono dimostrare, ciò non significa che non ci si possa pensare e non ci si possa riflettere. Ci potete pensare quanto volete, ma non potete dimostrarle nel tempo e nello spazio. Quindi, quando il dubbio penetra nelle vostre menti dovete sapere che siete vicino alla realtà. Per spiegare questo pensiero, porterò il seguente esempio. Immaginate di non avere un amico nella vostra vita. In questa situazione potreste dubitare di lui? Certamente non potreste. Tuttavia, se aveste un amico, avreste anche qualcuno di cui dubitare: se il vostro amico esistesse realmente, potreste già dubitare. Ad esempio, dubitate che lui vi ami, che la pensi come voi e così via. Quindi, il dubbio sottintende il lato negativo della realtà. La stessa cosa si può dire anche della paura. Può aver paura un uomo, se non vede nulla? Dunque, l'uomo può aver paura soltanto di ciò che vede, oppure, può aver paura soltanto di ciò che non comprende, che non si può spiegare. Solo le cose inspiegabili, segrete, danno origine alla paura nell'uomo. Se di sera, mentre dormite, qualcuno vi portasse in braccio fuori dalla stanza e vi lasciasse da qualche parte in mezzo alla natura, in una situazione a voi completamente sconosciuta, dove non potreste distinguere né l'est né l'ovest, non vi spaventereste? Sicuramente vi spaventereste, potreste perfino sperimentare il panico. Non potreste spiegarvi come sia potuto accadere di trovarvi in mezzo alla natura. Sapete che eravate nella vostra camera, che dormivate nel letto, ma non sapete chi vi ha portato fuori e per quale motivo lo ha fatto. La realtà in cui vi trovate in questo momento crea in voi la paura, e ora, per liberarvi da quella paura, dovete cominciare a pensare come e in che modo sia potuto accadere il vostro spostamento. Quando ne troverete il motivo e vi chiarirete l'accaduto, la paura scomparirà. Immaginate un'altra situazione che potrebbe generare paura in voi. Siete nella vostra camera e state riflettendo, quando all'improvviso dalla porta aperta entra un orso. Voi vi spaventate e cominciate a correre. È bene che in questo caso abbiate una seconda porta nella vostra camera, che subito aprite per uscire fuori. Raccontate a chiunque incontrate che un orso è entrato in camera vostra e c'è mancato poco che vi aggredisse. Se non aveste avuto una seconda porta nella vostra camera, avreste dovuto difendervi da solo, cioè, lottare con l'orso. Se invece aveste avuto presenza di spirito, avreste cominciato a riflettere. Innanzi tutto vi sareste chiesti: «Come è possibile che un orso entri nella mia camera?», dopo di che avreste guardato meglio l'orso e vi sareste accorti che non si trattava di un orso reale, ma di un uomo travestito con una pelle d'orso. Allora vi sareste accorti che si trattava di un vostro amico che desiderava divertirsi un po' con voi. E così, quando la paura penetra nella mente dell'uomo, egli corre fuori attraverso la porta del cuore. Quando la paura penetra nel cuore, egli corre fuori attraverso la porta della mente. Quindi, qualsiasi pericolo sopraggiunga, l'uomo ha sempre una porta aperta attraverso cui può uscire fuori per salvarsi. Quando la paura penetra nel cuore dell'uomo egli deve chiedersi: è reale tutto ciò che vede, sente e vive? Chi riesce a dominarsi può sedersi tranquillamente su una pietra nella foresta e accanto a lui possono passare gli animali più feroci – tigri, leoni – senza arrecargli il minimo danno: essi gli passeranno accanto senza toccarlo. Se egli è pauroso, invece, lo attaccheranno senza dubbio. Davanti all'uomo coraggioso, impavido, anche gli animali più feroci indietreggiano: essi percepiscono la sua forza e lo temono. In realtà, l'uomo coraggioso ha una volontà forte, un pensiero forte, ed è in grado di concentrarsi. Ora, siete in grado di dire cosa sta pensando questo cane che ci è appena passato accanto? Come avete visto, si è fermato, vi ha guardato un po' e poi se ne è andato. Questo cane ha capito che voi siete allievi di una scuola occulta? Egli ha capito che vi siete riuniti per fare qualche lavoro importante, ma non sa di che lavoro si tratti. Se avesse avuto paura di voi il cane avrebbe abbaiato, ma il vostro pensiero gli ha dato uno stimolo particolare, e così ha proseguito per la sua strada. Il cane ha compreso che il suo posto non è qui: in lui lo spirito di osservazione è sviluppato, come anche la sua mente inferiore, ecco perché non si è fermato da noi, ma è andato oltre. Quel cane ha osservato il suo padrone e ne ha tratto la conclusione che, così come il suo padrone è spesso impegnato con il suo lavoro, anche noi, qui, stiamo svolgendo un lavoro. Nel mondo fisico la paura e il dubbio compaiono in modo naturale, mentre nelle scuole occulte vengono provocati artificialmente. Così è stato in India, in Egitto e in tutte le altre scuole occulte. Ad esempio, un allievo va da un maestro di una scuola occulta, ma il maestro non gli parla. L'allievo parla e il maestro tace. L'allievo è in difficoltà e non sa cosa fare. Passano uno, due, tre giorni, e il maestro tace sempre. L'allievo comincia a pensare di essere entrato nella scuola prematuramente, dopo di che il maestro lo sottopone a una prova durante la quale egli sperimenta una grande paura. In quel momento il maestro osserva se la mente e la volontà dell'allievo sono ben sviluppate. Egli segue le manifestazioni dell'allievo e da ciò studia le sue qualità positive e negative. Gli allievi delle scuole occulte devono avere qualità positive; se hanno qualche qualità negativa non possono essere veri allievi. Chi ha qualità negative non può essere un allievo. E così, qualsiasi siano le difficoltà che incontrate nella vita, dovete sapere che esse sono rigorosamente definite in modo matematico e sono necessarie al vostro sviluppo. Qualsiasi cosa facciate, non potete evitarle. Se riuscite a evitarle in una certa forma, si presenteranno in una seconda forma, in una terza forma e così via. Se le evitate nella loro forma più leggera, esse si presenteranno in una forma più pesante. È stato osservato che l'uomo si imbatte proprio in ciò di cui ha più paura, ed è vero anche il contrario: l'uomo ottiene proprio ciò che desidera di più. Dal punto di vista della Scuola della Fratellanza Bianca, la paura e il dubbio dell'uomo rappresentano qualità negative che dimostrano come l'amore superiore non sia penetrato nel suo cuore; la paura e il dubbio, inoltre, mostrano che la saggezza superiore non è penetrata nella sua mente. Per potervi liberare dalla paura e dal dubbio, come anche dalle altre caratteristiche negative che sono in voi, dovete lavorare. In questo senso la Scuola occulta dispone di una serie di metodi con i quali l'allievo può lavorare su se stesso. La prima qualità dell'allievo è la sua capacità di lavorare. Egli deve amare il lavoro e deve essere sempre pronto a lavorare. Un giovane, dopo aver terminato l'università, andò da un maestro di una scuola occulta e gli disse che voleva diventare suo allievo. In quel momento il maestro stava zappando la vigna e non disse nulla. Il giovane gli fece diverse domande, ma non prese la zappa per zappare insieme al maestro. In questo caso, potete diventare un allievo? No, l'allievo deve essere laborioso e perspicace. Egli deve prendere una zappa e cominciare a lavorare insieme al suo maestro, così gli porrà delle domande e quest'ultimo risponderà. Il dialogo tra loro si svolgerà in modo molto naturale: lavoreranno e parleranno. L'allievo, invece, vuole che il maestro lasci il proprio lavoro e parli con lui. Il maestro non fermerà il suo lavoro: in questo caso è l'allievo che deve adattarsi al suo maestro. Gli uomini di oggi dubitano di Dio perché vogliono che Egli interrompa il Suo lavoro e li interroghi sulle loro sofferenze e sulle loro condizioni materiali. In poche parole, essi pretendono che Dio rivolga loro l'attenzione come si fa con i bambini. È lì che sta il loro errore. Essi devono sapere che Dio non abbandona mai il Suo lavoro; Egli può dilatare o restringere il tempo e lo spazio, può dare all'uomo la possibilità di studiare, di lavorare e di svilupparsi, ma interrompere il Suo lavoro, questo Lui non lo farà mai. Quando qualcuno deve essere impiccato il tempo si restringe e allora i giorni scorrono velocemente; anche quando qualcuno ha un debito verso qualcun altro il tempo scorre velocemente. Sia nell'uno che nell'altro caso è auspicabile che il tempo si dilati. In questo senso gli uomini di oggi non hanno un criterio ben definito o una misura precisa grazie alla quale conoscere qual è il tempo reale, cioè, per determinare la durata del tempo. Ora, riguardo alla durata del tempo, si tratta di una questione che riguarda la coscienza. Se vi muovete alla velocità di un treno ordinario arriverete al sole in 250 anni. Se invece vi muovete alla velocità della luce arriverete al sole in otto minuti. Dunque, la vostra coscienza può muoversi alla velocità di un treno ordinario, può muoversi alla velocità della luce, oppure, ancora più velocemente. Quindi, il tempo e lo spazio dipendono dalla coscienza. La coscienza è al di fuori del tempo e dello spazio, al di fuori delle contraddizioni, al di fuori della paura e del dubbio. Lo spazio produce la paura e il tempo produce il dubbio. Quando qualcuno cade in un pozzo, sopraggiunge la paura; quando si avvicina la scadenza del pagamento di una cambiale, sopraggiunge il dubbio. Quando vedete che vi si sta avvicinando qualcuno cui dovete qualcosa, voi dite: «Forse si è sbagliato? Non mi sta portando la cambiale troppo presto?». Quando due oggetti che sono in disarmonia vengono confrontati simultaneamente nel tempo dalla mente umana, essi producono dubbio. Se questi due oggetti vengono allontanati nello spazio, producono paura nell'uomo. Ad esempio, se dite una parola offensiva a un vostro amico, in quel momento voi sperimenterete la paura di poterlo perdere. La paura dimostra che voi vi trovate nello spazio e vi preoccupate che i rapporti tra voi e il vostro amico si possano rompere. Ora vi chiederò alcune cose: è meglio amare oppure essere amati? (Qualcuno risponde: «Amare!»). È meglio dare oppure prendere? (Qualcuno risponde: «Dare!»). Cosa succederà, allora, se tutti voi amate, o se tutti voi date? Vi respingerete. Amare è una cosa, essere amati è un'altra cosa: sono due stati dell'anima completamente diversi, che provengono da due diversi processi della Creazione. Amare è un processo dell'amore con cui sviluppi la tua forza; essere amato è un processo della saggezza con cui sviluppi la tua conoscenza. C'è qualche contraddizione in questo? Dunque, quando Dio lavora sulla vostra anima col Suo Amore, voi volete amare; quando Dio lavora sulla vostra anima con la Sua Saggezza, voi volete essere amati. Per essere amati dovete creare le condizioni. Senza tali condizioni nessuno può amarvi. Ad esempio, in una stanza buia, con le finestre dalle persiane chiuse, voi pretendete che la luce esterna penetri nei vostri occhi e vi rallegri. È possibile che in queste condizioni la luce penetri nei vostri occhi? Dovete aprire le persiane e poi anche le finestre, e solo allora la luce potrà penetrare nella stanza, potrà penetrare nei vostri occhi e amarvi. In tale condizione anche voi vi rallegrerete per la luce. E così, amare significa legarsi al primo Principio, all'Amore di Dio. Essere amati significa legarsi al secondo Principio, alla Saggezza di Dio, e in verità, dopo che l'uomo ha amato per uno, due, tre giorni, per mesi, per un anno, due anni e oltre, alla fine egli perverrà a uno stato passivo e vorrà essere amato. In questo modo si è verificato un cambiamento dei processi per cui la ruota della vita ha cominciato a girare nella direzione opposta. Con questo cambiamento dei processi si verifica anche un cambiamento dei ruoli dei corpi umani: in un primo momento l'attività era concentrata nel corpo astrale dell'uomo, cioè nel mondo del suo cuore; poi, dopo il cambiamento dei processi, l'attività si è spostata nel corpo mentale dell'uomo, cioè nel mondo del suo intelletto. Se si dovesse interrompere l'attività anche in questo mondo, l'uomo scenderebbe a lavorare nel mondo fisico. Quindi, quando viene interrotta l'attività dell'uomo nel mondo fisico, essa passa al mondo mentale, quando viene interrotta anche nel mondo mentale, essa passa al mondo astrale, dopo di che tutto ricomincia da capo. Questo mostra che nella vita complessiva dell'uomo si verifica un movimento circolare continuo. Ciò significa che nella sua vita l'uomo non può rimanere sempre nello stesso punto. Questo significherebbe essere in un'eterna stagnazione, ma questo è impossibile. L'uomo non può amare né essere amato costantemente: se questi processi in lui perdurano, egli cadrà in uno stato di indifferenza. Allo stesso modo, l'uomo non può pensare o sentire costantemente. Se ricadete in una di queste situazioni, dovete cercare consapevolmente qualche lavoro da fare per cambiare il vostro stato. Ad esempio, se fino a un certo momento avete amato, dovete cercare i libri di qualche autore e leggerli: mentre leggete i suoi libri egli vi ama. Se invece leggete i vostri temi a qualcuno, voi lo state amando. La forza dell'amare è pari a quella dell'essere amati. Perché? Perché l'anima che aspetta di essere amata crea un impulso nell'altra anima che in quel momento l'ama. Amare ed essere amati costituiscono due poli della vita. Chi ama crea il mondo soggettivo della vita; chi è amato crea il mondo oggettivo della vita. Ecco perché chi ama vuole vedere la propria immagine in colui che ama. Voi amate lo specchio perché in esso si riflette la vostra immagine. Voi portate lo specchio in tasca, e se per caso lo rompete o lo perdete ve ne dispiacete, perché non potete più avere un'idea chiara della vostra immagine. Nello specchio voi vedete la vostra immagine meglio di come potreste immaginarla mentalmente. Quindi, colui che amate dà sempre espressione al vostro amore: è proprio per questo che voi lo amate. Se il vostro specchio è un po' imbrattato voi non lo amate, perché non riflette chiaramente la vostra immagine. Voi amate solo chi può ispirarvi, chi può darvi un impulso, uno stimolo verso qualcosa. È detto nelle Scritture: «Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore»,[1] il che significa: rifletti il Divino in te stesso. E quando il Divino si vede riflesso nell'anima di un uomo, Dio gioisce, perché sa che quell'uomo ha lavorato. Quando Dio gioisce anche l'uomo gioisce, e quando l'uomo perde la sua gioia, ciò significa che Dio è scontento di lui. Ecco perché l'uomo non deve pensare che l'amore che manifesta sia suo. L'uomo è solamente un conduttore dell'Amore e dell'Intelligenza divini, questo lo hanno notato tutti gli scrittori, i poeti e gli uomini colti. A volte essi scrivono in modo ispirato, bello, ideale, a volte non riescono a scrivere nulla, e in quei momenti si sentono poveri come se non sapessero nulla, come se non capissero nulla. Se l'intelligenza – il pensiero superiore – fosse stata una loro qualità, essi dovrebbero averla sempre a disposizione. In realtà non è così: essi generano, creano solamente quando qualcuno porta loro qualcosa. Quindi, quando qualcuno riempie la loro cesta con le ciliege, essi la portano di qua e di là, le distribuiscono e scrivono. Nelle condizioni odierne il mondo invisibile manifesta l'amore sotto forma di intelligenza, e gli uomini manifestano questa intelligenza. Questo non significa affatto che l'uomo sia un automa, ma deve essere consapevole di essere portatore di questa intelligenza. Nel momento in cui è consapevole di questo, l'uomo deve gioire per aver ricevuto dal mondo divino qualcosa che deve usare in modo ragionevole. Ora, per mercoledì prossimo ognuno di voi risponda per se stesso alle domande: «Perché devo amare?», «Perché devo essere amato?». Per me non è importante che rispondiate correttamente alle domande, ma che ci pensiate; per me è importante ciò che acquisirete dopo aver pensato per un po' di tempo. Questo tema è importante e voi dovete rifletterci. La forza dell'uomo sta nel suo pensiero: se pensate, acquisirete comunque qualcosa che manifesterete, se non oggi, tra un anno, due anni o più. Per quanto possiate dare una risposta corretta al tema, voi non potete ancora essere sulla strada giusta. Non è sufficiente soltanto che l'uomo scriva qualcosa di veritiero sull'amore: egli deve anche viverlo. Quindi, chi scrive sull'amore deve necessariamente amare e sentire di essere amato, e ciò dimostra come sia arduo scrivere sull'essenza delle cose. Dandovi questo tema, attiro la vostra attenzione sul fatto che scriverete di cose che non conoscete. Perché? Perché fino ad ora voi non avete amato né siete stati amati. Quello che voi chiamate amore è un'ombra dell'amore. Quindi, né il vostro amore né l'amore del vostro prossimo si può definire una realtà. Dite: «È possibile che il nostro amore sia un'ombra dell'amore?». Questo si può verificare: se vi sottoponessero a una prova per vedere di che natura è il vostro amore, voi fallireste subito. Voi avete amore, ma non si tratta dell'amore di cui vi parlo io. Nell'Amore di Dio, di cui vi parlo, non esiste alcuna polarizzazione. È sufficiente che per un momento solo questo amore penetri nell'anima dell'uomo, perché possa illuminare la sua mente e armonizzarlo con gli esseri di tutta la terra e di tutto il cosmo. Questo può essere sperimentato da chiunque ami e da chiunque sia amato. Questo significa penetrare l'intimo senso dell'amore. Voi studierete l'amore ancora per migliaia di anni, finché non capirete cosa esso rappresenti nella sua essenza. Dovrete passare attraverso una serie di esistenze per poter capire almeno in parte la realtà delle cose. Se l'amore facesse visita a qualche uomo già da ora, questi non potrebbe resistere alla sua corrente: perderebbe i sensi, cadrebbe per terra e gli si fermerebbero la respirazione e il battito cardiaco. Non gli rimarrebbe altra scelta che desiderare di tornare alla condizione precedente. Il sistema nervoso, così come l'intero organismo dell'uomo attuale, non sono abbastanza temprati per poter resistere alle forti vibrazioni, alla forte corrente dell'amore. Ecco perché la Scienza occulta offre agli allievi una serie di metodi e di esercizi per temprare la loro mente, il loro cuore e la loro volontà, affinché le forze del loro organismo si accordino conformemente alle forze e alle correnti della natura. Ora, quando dico che il vostro amore è un'ombra dell'amore reale, con questo intendo dire che voi non avete ancora vissuto quell'amore, non ne avete esperienza e non lo conoscete. Se chiedete a un giovane di descrivere il proprio amore, egli dirà: «Io le ho parlato del mio amore, ma lei non mi ha capito». La giovane, invece, dirà: «Io lo amavo, ma lui mi ha tradita». L'uomo può tradire anche senza essere stato amato. Proprio quando amate qualcuno la possibilità di tradimento è minima. È impossibile che la persona che amate vi tradisca. Nella vita questo non accade in nessun caso. Se vi sono eccezioni, queste sono al di fuori dell'Amore di Dio, al di fuori della Saggezza di Dio. Nell'Amore e nella Saggezza di Dio non vi sono assolutamente condizioni per il tradimento. Nel momento in cui si parla di tradimento, dobbiamo sottintendere l'amore umano, cioè l'amore degli uomini sulla terra. Lì dove c'è tradimento non si può parlare di amore. Pertanto, dovete sapere una cosa: se dubitate, alla vostra mente manca l'intelligenza, se avete paura, al vostro cuore manca l'amore, e con questo la questione è chiusa. Questo dovete saperlo tutti, in qualità di allievi della Scuola occulta. Se nella vita non vi lasciate guidare da queste massime, studierete solamente le ombre della realtà e alla fine arriverete allo scoraggiamento e alla delusione, e direte: «Erano tutte cose senza senso!». Per non arrivare a questa situazione, dovete mettere voi stessi alla prova il vostro amore, per vedere fino a che punto siete in grado di resistere. Ora vi darò due regole che dovete sempre tenere a mente: se vuoi amare non devi aver paura; se vuoi essere amato non devi dubitare. Applicate queste regole nella vostra vita, per vedere fino a che punto esse siano veritiere. Quando avete tempo libero, riflettete su queste regole. Quando osservate le manifestazioni degli uomini nella vita, quando leggete qualche libro di filosofia, oppure quando studiate le opere di qualche scrittore o poeta, fate passare tutti i loro pensieri attraverso il vostro setaccio e tenete di essi ciò che rimane nel setaccio. Questa è la parte più preziosa, che può esservi utile. Tutto quello che cade giù non è per voi. Contate sul setaccio del vostro cuore e sul setaccio della vostra mente e non abbiate paura! Sapete setacciare? Tutti voi avete setacciato la farina col setaccio, conoscete quest'arte, e tuttavia esistono cose che non passano attraverso i vostri setacci e non vi sono utili. Cosa dovete fare, allora? Vi chinerete, le prenderete con la vostra volontà – come con delle pinze – e le metterete da parte. Dunque, attraverso il proprio pensiero, attraverso il proprio sentimento e attraverso la propria volontà, nella vita l'uomo può setacciare le cose utili da quelle inutili. Avete capito tutto quello di cui vi ho parlato questa sera? (Qualcuno risponde: «Abbiamo capito la decima parte di tutto ciò che è stato detto»). Allora attenetevi a questa decima parte. Essa rappresenta la vostra unità di misura, quella di cui vi servirete. In verità, l'uomo rappresenta la decima parte della Verità divina, ecco perché, con la frazione un decimo intendo quella misura con cui ogni uomo, secondo il livello del proprio sviluppo intellettuale, misura le cose. Ora, il compito di tutti gli uomini e di tutta l'umanità è quello di dimostrare di essere la decima parte dell'intera unità. Preghiera segreta 13a lezione del Maestro, tenuta alle ore 17,00 del 24 maggio 1922 sul Vitoša[2] Il testo bulgaro originale utilizzato per questa traduzione si trova nel libro Противоречия в живота – Лекции от Учителя на Младежкия окултен клас – година I - 1922, том II (Le contraddizioni della vita - Lezioni del Maestro per la Classe occulta dei giovani – anno I - 1922, vol. II) Prima edizione a stampa, Sofia, 1934 (pagg. 3-19). Traduzione a cura di Valentina Gencheva e Michele Antonio Salvemini per contatti: info.traduzionifraterne@gmail.com [1] La Sacra Bibbia (Mt 22, 37) e (Mc 12,30). [2] Il Vitoša è un massiccio montuoso alle porte di Sofia. Il Maestro vi portava spesso i discepoli a fare escursioni e pertanto questo luogo ha assunto molta importanza nella vita della Scuola.